A Monkey's Wedding

Sono un fan delle biografie.
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Exit Through the Gift Shop, Banksy (2010)

La mia personalissima opinione è che se in questi vent’anni Berlusconi non avesse mostrato tanto sprezzo delle leggi – sia violandole ripetutamente sia tentando di modificarle a fini privati – forse si potrebbe pure dare ragione Renzi [«Berlusconi va sconfitto alle urne e non con una vecchia legge», ndr]: nel senso che puzzerebbe di strumentale e di unfair eliminare l’avversario dal Parlamento, per quanto previsto dalla legge.

Insomma, di fronte a un leader politico rispettoso delle norme e della lealtà democratica, verrebbe quasi da dire okay, transeat: come quando in una partita di pallone se l’avversario si è fatto male ed è rimasto a terra, ci si ferma tutti anche se la regola ti consentirebbe di andare avanti e segnare.

In questo caso però abbiamo di fronte un capo politico che non ha mai giocato corretto, anzi: ha usato le sue tivù per farsi un partito e vincere le elezioni, ha usato il suo potere per farsi prescrivere nei suoi processi e per avvantaggiare le sue aziende, ha comprato in cariche e contanti parlamentari della parte opposta, si è cucito addosso lodi e impedimenti per sottrarsi ai suoi doveri di cittadino, ha delegittimato un altro potere dello Stato occupando abusivamente un tribunale, ha esaltato l’evasione fiscale, ha perfino tentato quel ridicolo barbatrucco del ‘decreto interpretativo‘ per aggirare le regole esistenti a suo favore.

Quindi, no.

This might be the strangest release of classic Chicago label Trax yet! The clue’s in the title - it’s Daft Punk brassified. We get four classics by the world’s most famous Gallic robot duo: “Harder, Better, Faster, Stronger” gets turned into a 1940s Dick Tracy-style riff-off with every form of trumpet imaginable, “Around The World” mixes wind instruments with that famous vocal mantra, “Da Funk” features plenty of sassy brass and “One More Time” wraps things up on a swingin’, jazzy high.


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INKIOSTRO

Visto che molti che leggono questo blog sono persone che suonano, prego lorsignori di provare ad immaginare la loro vita secondo l’applicazione del “Metodo Manzarek”.
Vi ricordate la roba che suonavate (a seconda dell’età che avete) 10, 15, 20 anni fa? Bene, ora immaginatevi che abbia avuto un successo notevole e immaginatevi costretti a suonarla SEMPRE. A parlarne sempre. A parlare di continuo del cantante (o bassista) del vostro gruppo di quando avevate 18 anni (o 27, a seconda di quel che vi è capitato). Si, proprio di quel tizio che oggi non vedete più e che non sapete manco se ha famiglia, figli… Immaginatevi a parlarne tutti i giorni, tutti vi chiedono qualcosa a riguardo, sempre le stesse cose. E poi la musica. Sempre le stesse canzoni, sempre le stesse. Folle in delirio non appena accennate l’incipit di (mettete il titolo di un vostro pezzo che suonavate quindici anni fa, del quale non vi ricordate manco gli accordi). Visto che probabilmente suonate ancora, immaginate che tutto quello che avete fatto dopo sia TABULA RASA, tanto è vero che avete dovuto rinunciare a pubblicarlo e financo a suonarlo, se volevate campare.
Non è una vita così idilliaca, vero? Una timbratura di cartellino per svolgere sempre la stessa identica mansione. Una specie di “giorno della marmotta” in versione rock’n’roll.
[…] Ho letto su diversi socialcosi di persone che per tessere le lodi del Manzarek gli auguravano di “Ritrovarsi con Jim per suonare insieme (mettete il titolo di un pezzo dei Doors famosissimo).
Personalmente ho voluto troppo bene alla musica dei Doors e quindi a Manzarek per augurargli una punizione da girone dantesco come questa. Ray, se dovesse esistere l’aldilà, ti auguro di poter finalmente cominciare a suonare quel cazzo che ti pare. E se Jimbo dovesse proprio farsi vivo, ti auguro che ti chieda “No me moleste mosquito?” e poi ti dia l’attacco “Uno, dos, tres, quatros” e poi giù a ridere.

nanninostri:

C’è stato un periodo in cui le persone si dividevano in gruppi, in clan, e amavano mangiare cibi diversi, votavano partiti diversi, ascoltavano musica diversa, e facevano un sacco di cose diverse; poco  prima che la crisi dell’individuo e l’avvento di Drive In segnassero il passo all’omologazione collettiva che ci vuole tutti adepti dei Daft Punk e fan di Master Chef con tanto di havaianas.

Beh, io c’ho una nostalgia cagna di quel periodo, quando enormi e demograficamente diversi tipi di pubblico si dividevano tra Nirvana, Sonic Youth, Kraftwerk, Beatles, Vasco Brondi e Brunori Sas: un mondo con un panorama musicale infinitamente frammentato dove io me la potevo giocare contro il tardone fan di Brunori e quasi sempre perdevo.

Adesso che succede? Succede che ci sono un miliardosettecentomila gruppi in giro. Basta andare su Soundcloud per farsi un’idea sul panorama musicale contemporaneo. Piccoli nerd che remixano piccoli nerd, caricano su Youtube il remix, spopolano nella rete, grande successo di pubblico, impazza il web, Arezzo Wave, Primavera Sound, scopano le fiche, si drogano, Warp Record, fanno film, vanno ospiti a Gazebo. Un miliardosettecentomila gruppi contro una manciata di big-star monolitiche che riescono ad unire un vasto pubblico demograficamente eterogeneo e con diversi gusti musicali. Star del calibro di Vasco Brondi, Madonna, Brunori Sas, Vinicio Capossela, Jay-Z, Beyoncé e… chiaramente i Daft Punk.

I Daft Punk appunto. La loro musica è basata su strutture ripetitive tipicamente house e continui slanci hype, che diciamo, non dovrebbero far breccia sull’ascoltatore fan di Brunori Sas, abituato fino allo sfinimento alla struttura strofa-ritornello-strofa-menata-Prevert-strofa. Per non parlare della manipolazione e degli effetti amelodic applicati alle voci: molto, molto più in là delle tenerissime aspirazioni calabbreggianti di Brunori (bellissime sia chiaro). Eppure, eppure virgola, sembra che tutti, ma proprio tutti, siano diventati improvvisamente fan de sti cazzo de Daft Punk (soprattutto i fan di Brunori). È un fenomeno complessissimo, non me lo sono riuscito a spiegare. Uscivo di casa: Daft Punk. Aprivo Facebook: Daft Punk. Chiamo mia madre: Daft Punk. Mi chiama mia madre: Daft Punk. Ciao Mamma, l’hai sentito l’ultimo disco dei DP? Sì, trovi la mia rece su Vice.

(Postilla: dietro il loro disco “c’è una campagna di marketing clamorosa”®. Postilla2: dietro questa frase c’è una pazzesca voglia di morire, ripetutamente e intensamente morire solo, abbandonato, ma soprattutto solo). L’opinione te la sei formata direttamente e simultaneamente all’ascolto del disco. Ed è un’opinione positiva. Anche se non hai avuto la benché minima percezione di quello che puttanaeva hai ascoltato. È stato comunque un disco grandioso e per fortuna che son tornati. Un fenomeno incontrollabile che conferma la perdita di autonomia individuale, e ci fa scoprire una ramificata atomizzazione del “quanto mi è piaciuto” che permette alla massa di restare unita (e con questa ciao Teodoro Adorno, ciao proprio) in un unico grande ascolto collettivo col-cazzo-bello-stretto-in-mano.

Comunque gran disco.